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Show ,, 5012er i1 delta [[6] Galileo. I! Vino 23 me compo/2‘0 (12' mmre, e Quando poi in [111 bel mezzo giorno [otto un {ole abbruciato, ci e toccato a it pel Mondo. 612' luce. Con mt [mama dz' lie/fie, e di perfom‘, 6 con un interp nrfenalc,non fenza grandiflimo pericolo 051 ll fa Signor Carlo,non é verb? lnfino a tanto, Che ii {on durate a fare I elpe' ricnze in una grande llanza terrena,dov‘e ziofiflimi vini. lo qui le ricordo , che contra tal forts d'uomini avgramente s'irrira il divino filofofo cola nel da'trafori d‘nna gran pietra,loeata nel pavr- Fedone , chiamandoli non altramente filofofi, ma con memo, niettevano aure frel‘ehilfime, (in Lina grotta agghiacciata;dove illuolo lph‘ladl- viliflimo nomc filofofanti gliappella, cioe‘: amatori del proprio corpo, e si degli agi, e delle morbidezze del vivcre. @indi (dice egli) le tee palfioni, e l'ozio. e ciato ci' acqueodorifere , pro fumavn ll refpiro co lum va- pori, e da un lungo rincontro d1 Lin genril bofchetrof rurto di folte lbhiere di cedri, e di verdilfinu, e VlYl aranci piantato, veniva in ful far della lera un_ venticello foave, che llrofinando l'ali tra mille fiorizpren-i il lullo , e la gola loro alimento traggono, e a mano a mano divcnuti pollbnti , nemici {i fanno dell' anima ; ve finalmente non meno, Che tra l'argcntowyo, e le filolofiche ampolle,infra 1e booeeie le tazzeali pallava quindi con pellilente {offio,il pifi bel lume ne {pengono della ragione, e tra quelle tenebrc coll' anima illell'a a corpo a corpo combattono,e colle loro armi, avvegnache‘: fenza filo , e {pm-mate, lecomrncll'ure invilibilidi quell' armadura finilfima,di cui l'armb la fapienza, tutte ad una ad una ritrovano,ed aprono,finché il giorno,quali di finillinu Vini ripiene,qunli d1 acque freddillimmdi pin maniere d1 fapontenevn loavemen- battimento, quel‘ta ignominiofa perdita , e in vero alta- re gelate, che allideravano l denti, e di forbetti cari- mente fenfibile alla nobilth dell' anima; ma toflo con chi d' ambra, che per lo fonve millo dell agro, e del incantata bevanda {e le apprefenta il piaccre, la quale da ell'a troppo avidamente bevura, incontanente l' afl'onna, e la virm‘i de‘l velenifero vapore appoco appoco o- dcva Lina concia cosi gentile ,clie faccvei parerc d ellere rra tutta la fpezzieria,che mai nacque in Oriente ,- do- dolcc, non l'olanienre col graziofo {no mordere inna- moravan la lingua, ma _2ncora all' odoraro. _facevan piacere. lnflno a tanto.d1co,che queflecoiclilonotgat- , Hllll fpogliata,edignuda la rendono . (mello primiero com. perando,ogni chiarezzaggpanna di fuo lume natlivo, 3 e e . A V V LETTERA _ a..- 4: ..- ._ L;.‘-.~-_~w -ym"x.,l _ «deemed»- di rimancre lotfogati nc'nuvoli della polvere, per la. flrada di Prato, allora fe n'é fuggito in Villa. E mentre noi infino alla bellamczza notte,alla difcrizione dell' aria ,ci fliam pe'campi a far l'efperienze del fuono, ella fur un morbido , e delicate letto adagiandoli, fill maravigliofc cofe fognando, e ful‘l'ora pin temperatadel. la mattina,difcende nella tinaja , c quivi tutto s'impiega in preparar l' cfpcrienze de'lhpori,componendo pre- - AL SIGNOR CARLO DATl te il Signor Carlo fl é lafciato rivederc all' Accademia. a; "A \w «‘9‘.‘ i a ‘qinexamnum .1-1 7'" Jay‘ffi‘v‘" Pi '- LETTERAK 36 |